A Viterbo contro la violenza

5 Maggio 2019   /   byRedazione  / Categories :  Articoli ed interventi

Voglio ringraziare la Rete degli studenti e delle studentesse di Viterbo, che promuovendo la manifestazione “Mai in silenzio”ci hanno consentito di dire insieme il nostro No alla violenza.

Prima di tutto un modo per far sentire la nostra vicinanza a chi dalla violenza è stata brutalmente ferita. Per essere all’altezza della sua forza, della sua denuncia e del suo desiderio di giustizia.

Le forze dell’ordine e la magistratura svolgeranno il loro compito.

A noi ne spetta un altro. La Regione Lazio ha deciso di costituirsi parte civile, a sottolineare che quello che è successo non è un fatto privato, ma qualcosa che riguarda tutti noi, che ci chiama in causa come cittadine e cittadini, riguarda la convivenza e la relazioni tra uomini e donne. E’ la giustizia nelle relazioni tra persone, prima di tutto tra uomini e donne, che noi dobbiamo saper costruire.

La violenza di genere purtroppo è un fenomeno diffuso e radicato, di cui non conosciamo fino in fondo i dati perché tanta violenza non viene denunciata.

E la violenza in questi anni è diventata più efferata. In un paese dove diminuisco gli omicidi aumentano i cosiddetti femminicidi. C’è una guerriglia aperta contro le donne, la loro libertà. Non c’è violenza perché le donne sono deboli, ma perché sanno dire di no.

La violenza di genere è trasversale alle classi sociali, alle culture, agli orientamenti politici. Ha una radice antica veniamo da una storia in cui neanche si nominava come tale, solo nel 1996 è diventata un reato contro la persona.

E’ un fenomeno che trattiene in sé il carattere della durata e quello del mutamento, che ha a che fare con rapporti di potere tra i sessi.

Ma Viterbo ci dice anche altro. C’è un clima di nuova violenza e di nuovo fascismo. Ritorna un’idea proprietaria, razzista e sessista insieme: le nostre donne, da difendere dal nemico esterno.

Nostre, apppunto, che significa di proprietà, a disposizione per noi.

L’ossessione del possesso della “propria” donna, unitamente alla visione della donna come sentinella della “propria” stirpe, è organica all’ideologia sovranista delle “nuove” destre montanti, l’ha scritto bene Ida Dominijanni su Internazionale.

Ma le donne non sono a disposizione. Ieri a Viterbo eravamo insieme. Donne e uomini che vogliono cambiare con loro. E’ stato bello vedere ragazzi e ragazze in prima fila, a sostenere nelle relazioni di amicizia e di amore il rispetto dell’altro, della sua libertà e della sua differenza.

 

 

 

 

 

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