Se le indiscrezioni di stampa venissero confermate, il quasi femminicidio di Lucia Regna, che in un pestaggio dopo 17 anni di maltrattamenti da parte dell’ex marito ha riportato lesioni permanenti e ha quasi perso un occhio, per il giudice di Torino Paolo Gallo sarebbe stata in qualche modo anche la conseguenza del comportamento della vittima, che ‘ha sfaldato il matrimonio’. Il comportamento dell’uomo sarebbe dunque ‘umanamente comprensibile’ e quindi è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti e condannato soltanto a un anno e mezzo per lesioni. Per questo non andrà in carcere e non sarà allontanato dalla sua vittima. Non siamo abituati a commentare o a criticare le sentenze dei magistrati, ma è evidente che, se ciò che leggiamo sui giornali sarà confermato, saremmo di fronte a un caso lampante di vittimizzazione secondaria di una donna. Colei che ha denunciato e che stava per rimetterci la vita è stata, nella realtà dei fatti, giudicata correa rispetto al suo aggressore, perché colpevole di aver compromesso l’unità famigliare fondata su un matrimonio segnato peraltro dalla violenza fisica, psicologica ed economica. Si tratta di una linea interpretativa antica, la stessa che giustificava il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Da allora il diritto ha subito, grazie alle donne, dentro e fuori al Parlamento, una rivoluzione copernicana, che la Cassazione ha più volte confermato. E’ la condotta violenta dell’uomo che deve essere oggetto di giudizio, non il comportamento o la vita della vittima che quella violenza ha subito. La sentenza di Torino è sconcertante e su questo caso accenderemo i riflettori della Commissione Femminicidio. A Lucia e ai suoi figli va, intanto, la nostra solidarietà e vicinanza. Questa sentenza – proseguono i parlamentari del Pd – conferma che la formazione degli operatori della giustizia deve essere obbligatoria e non facoltativa, come continuiamo a chiedere. E’ per sentenze come questa che la Cedu ha condannato l’Italia, perché il nostro sistema della giustizia fa ancora fatica a riconoscere e leggere correttamente la violenza contro le donne













