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Sul consenso non un passo indietro, non sui nostri corpi

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Trent’anni fa, il 15 febbraio, la violenza sessuale diventava finalmente un reato contro la persona, superando il codice Rocco che la collocava tra i reati contro la morale. Fu il risultato di una lunga battaglia, iniziata nel 1979 con una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da una parte del femminismo. Dopo diciassette anni fu possibile approvare un nuovo testo grazie ad un patto trasversale tra donne di diversi schieramenti.
Oggi quella pratica istituzionale è spezzata. A trent’anni di distanza, la destra è responsabile di un grave arretramento proprio sulle norme che dovrebbero tutelare l’autonomia e la libertà delle donne.

Volevamo compiere un passo avanti chiaro: riconoscere che la violenza è tale quando manca il consenso libero e attuale, in coerenza con la Convenzione di Istanbul e con una giurisprudenza ormai consolidata, fino alla Cassazione. Una richiesta approvata all’unanimità alla Camera, grazie a un’interlocuzione diretta tra la segretaria Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Quel testo è stato invece bloccato e stravolto al Senato. Il ddl Buongiorno infatti ne cancella l’impianto, elimina la parola “consenso” e ci fa fare un passo indietro rispetto al presente. Una forzatura che va fermata.
Per questo diciamo chiaramente: meglio nessuna legge che questa legge.
Oggi saremo in tutte le piazze d’Italia con i centri antiviolenza, le associazioni femministe, i sindacati e tante e tanti altri.
Non un passo indietro, non sui nostri corpi. Diciamo no al ddl Buongiorno.

A Roma appuntamento alle ore 16 in piazza Santi Apostoli.

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