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Stop alle restrizioni su cultura e teatro: interrogazione al Governo. La sicurezza non può cancellare la funzione rieducativa della pena

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Ho presentato un’interrogazione al Ministro della Giustizia per chiedere chiarimenti sulle nuove limitazioni alle attività culturali negli istituti penitenziari introdotte da una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria emanata nell’ottobre 2025.
Da diverse settimane arrivano, infatti, segnalazioni da numerosi istituti penitenziari di iniziative culturali cancellate, rinviate o fortemente limitate a causa di nuove procedure autorizzative centralizzate. Si tratta di attività che da anni rappresentano uno dei pilastri dei percorsi educativi e di reinserimento delle persone detenute. In alcuni casi esperienze caratterizzate da altissimo valore culturale, come quella teatrale di Rebibbia, che molti conoscono perché consentì al regista Fabio Cavalli di raccontare la messa in scena del Giulio Cesare di Shakespeare e ai fratelli Taviani di vincere l’orso d’oro a Berlino, oppure quella dei laboratori di lettura del carcere di Saluzzo, in collaborazione con il Salone del libro.
Le nuove disposizioni stanno insomma mettendo in discussione esperienze di grande qualità, creando difficoltà organizzative e mette di fine a progetti consolidati che coinvolgono scuole, associazioni e cittadini.
Eppure esperienze di teatro, studio, lettura e incontro con la società civile non sono attività marginali – sottolinea – ma strumenti essenziali del trattamento penitenziario e dell’attuazione del principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione. Limitare o interrompere questi percorsi significa indebolire uno degli strumenti più efficaci per favorire responsabilizzazione, formazione e reinserimento.
In un sistema penitenziario già segnato da sovraffollamento e carenza di attività rieducative restringere questi percorsi è un errore grave, per questo con altri colleghi ho depositato un’interrogazione; il Governo deve chiarire le ragioni della circolare e di verificare le criticità applicative segnalate in diversi istituti, al fine di garantire continuità alle attività culturali e trattamentali.

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