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Presentazione del libro “Giù le mani dal femminismo” alla Casa Internazionale delle Donne

24.05.26_Giù le mani dal femminismo

Ieri InQuiete Festival ci ha regalato un pomeriggio luminoso alla Casa Internazionale delle Donne. Il giardino, al fresco dell’ombra della magnolia in uno dei primi giorni di caldo estivo, era occupato da una platea festosa e varia. L’occasione era la presentazione del libro “Giù le mani dal femminismo”, di Rosi Braidotti, Jennifer Guerra e Giorgia Serughetti.

Un saggio che, come ha ricordato Maura Cossutta, riparte dai fondamentali, a dimostrazione che il femminismo può essere tante cose, ma non può essere qualsiasi cosa: “Il significato del femminismo si realizza solo nel riconoscimento della sua genealogia che si è sviluppata nella tradizione antifascista, progressista, laica, democratica e antiautoritaria”.

L’incontro è stato introdotto da Maura perché lei da Presidente della Casa aveva subito accolto la richiesta delle InQuiete di organizzarlo nel giardino della Casa. Per questa apertura e accoglienza è stata ringraziata da Maddalena Vianello che ha ricordato come mai avrebbero immaginato all’epoca che una di loro, Barbara Kenny, socia fondatrice del festival, sarebbe diventata Presidente della Casa internazionale. Un applauso emozionato ha sottolineato il passaggio di testimone, mentre tre generazioni diverse di femministe prendevano posto sul palco.

Perché il libro è anche questo, un incontro di generazioni, una macchina del tempo, come ha detto Rosi Braidotti, che ritaglia per sé il ruolo di buona antenata radicale. Con la particolarità che il saggio della più giovane, Guerra, affronta il passato, il tentativo di addomesticamento del femminismo messo in atto dagli anni ’80, mentre il saggio dell’“antenata” parla del nuovo femminismo intergalattico, nell’epoca del capitalismo cognitivo e del neocolonialismo spaziale di Musk e colleghi.

Il patriarcato, infatti, si riorganizza e questo libro, come ha ricordato Giorgia Serughetti, non è solo un testo che fa ordine nella confusione semantica per resistere alle appropriazioni indebite, al femonazionalismo delle emancipate autoritarie, ma nel farlo rilancia la sfida femminista.

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