Qui il mio intervento sul decreto sport proposto dal Ministro, che non affronta i nodi strutturali del settore e che definanzia lo sport di base. Non è questa l’idea di sport che abbiamo come Partito Democratico.
Fra i molti temi negativi emersi, come ad esempio il ricorso al commissariamento come modalità ormai consueta con cui la destra affronta questi temi o le questioni tra loro distanti e disparate, dai Giochi del Mediterraneo di Taranto all’America’s Cup, accorpate assieme, ritengo che fra tutti il riconoscimento e il finanziamento del professionismo nel calcio femminile non possa realizzarsi sottraendo fondi al calcio di base, quello dilettantistico.
Nello sport, inoltre, resta aperta l’enorme questione del riconoscimento del pari valore e dei pari diritti delle atlete rispetto ai colleghi, che passa in primo luogo per la concentrazione del potere nelle mani maschili. Resta aperta anche tutta la questione della violenza fisica e psicologica subita dalle atlete, che avviene spesso proprio all’interno del proprio staff di appartenenza.
L’idea di fondo sbagliata di questo decreto è che non si occupa dello sport di base, dei giovani: quello delle palestre, dei campi nelle periferie, delle società dilettantistiche, in un Paese in cui un bambino su tre non pratica alcuna attività sportiva.










