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MANOVRA SPOT, GOVERNO SU FAMIGLIA E DONNE MISTIFICA REALTA’

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Annunci roboanti, nido gratis per il secondo figlio, decontribuzioni per le lavoratrici madri, centralità della famiglia, ma a leggere bene quello che rimane sono misure spot che non intervengono a sostenere davvero le scelte di genitorialità, tanto meno la condizione delle donne. Anzi rischiano di acuire le disuguaglianze territoriali. Per non parlare degli interventi sulle pensioni, che restringono ulteriormente rispetto ad opzione donna la platea di chi potrà beneficiare della nuova misura, con buona pace del riconoscimento del contributo dato dalle donne al Paese.

O meglio sarebbe dire dalle mamme. Perché le donne solo se tali sembrano degne di attenzione, così come appare anche oggi dall’intervista della ministra Roccella, che rivendica una centralità data alla famiglia che noi non vediamo, al contrario l’unica riforma strutturale e universale fatta in questi anni, l’assegno unico, viene tagliato.

Un miliardo sui 24 della manovra sarebbe dedicato alla famiglia. Le misure rivolte alle donne aggiungono qualcosa, e non in modo strutturale, a quelle che hanno avuto figli, almeno due, con buona pace delle altre che non possono farli perché le condizioni economiche non lo consentono o che non li desiderano. Eppure, il nodo vero di questo Paese, che blocca anche la natalità, è il lavoro per le donne.
Prendiamo l’intervento annunciato come gratuità dei nidi per i secondi figli, si aggiungono 150 milioni al bonus, quindi a un rimborso, ma nulla si investe sul sistema servizi educativi 0-6 anni, e quindi sul diritto delle bambine e dei bambini. È un piccolo e non strutturale intervento per le mamme, non tutte, che lavorano e hanno due o tre figli. Una minoranza delle donne, che vivono al Centro Nord, dove già nascono più bambine e bambini e dove è già più alta la frequenza del nido. Perché vorremmo sommessamente ricordare che uno dei problemi che le famiglie hanno è la scarsa presenza di nidi, soprattutto al sud.

A questa misura si aggiunge la decontribuzione della parte del costo del lavoro relativa ai contributi versati dalla lavoratrice nel caso abbia tre figli di cui almeno uno minore e nel caso abbia due figli di cui almeno uno minore di dieci anni. Di nuovo soprattutto donne che vivono nel centronord. Entrambe le misure sono a scadenza. Nulla a sostegno della creazione di occupazione femminile e a rafforzare il welfare, anzi un taglio ai fondi per la disabilità. Unico intervento strutturale quello sui congedi, il secondo mese al 60% della retribuzione, che si aggiunge al primo mese all’80%, continuiamo a pensare che la scelta da fare sia quella dei congedi paritari altrimenti saranno sempre le donne a farne uso. Ma del resto la valorizzazione differenza di cui la ministra tanto si vanta è sempre e solo in funzione del ruolo materno, nessuna apertura a responsabilità e libertà delle donne. Nessuna messa al centro reale delle loro vite nelle politiche, colmando un ritardo strutturale del nostro Paese che nell’esperienza del Covid, nella discussione Pnrr, era emerso finalmente nel dibattito pubblico e ponendo obiettivi di parità di genere, scomparsa dalle politiche, rimasta solo nella nominazione del ministero.

Il governo ha scelto gli spot, di corto respiro, che non invertiranno nessuna tendenza economica e demografica, che nulla miglioreranno nella vita di tante ragazze e donne, disoccupate e lavoratrici, precarie e no.