Democratiche e progressiste. Le città che vogliamo  

5 Maggio 2022   /   byRedazione  / Categories :  Articoli ed interventi

Nove donne candidate sindache nei 26 comuni capoluoghi in cui si rinnoveranno le amministrazioni il 12 giugno. Questo risultato è frutto di un lavoro, un’indicazione politica chiara. Lo abbiamo presentato in una conferenza stampa che ha aperto la campagna elettorale per le amministrative del Partito Democratico. “Vogliamo un partito femminista” ha detto il segretario Enrico Letta.

Era un impegno preso l’anno scorso, commentando i dati delle amministrative del 2021, vinte grazie a un Pd di prossimità, motore della costruzione di un’alleanza di centrosinistra. Enrico Letta, anche nel momento del successo elettorale non aveva nascosto l’ombra dell’assenza di candidate donne nei comuni capoluoghi.

Dato tanto più eclatante se letto insieme alla conferma che quel voto dava della forza e del consenso che tante donne incontrano, molte le giovani: non solo il risultato straordinario di Torino, dove quattro donne erano le prime per preferenze ottenute, ma da Ravenna a Sulmona, passando per Melfi e Isernia, a Roma, in tanti luoghi le più votate erano donne.

Questa volta nella paziente costruzione delle alleanze larghe e inclusive si è scelto di investire su figure femminili che potessero aggregare le forze progressiste e democratiche delle città. Lo abbiamo perseguito come democratiche, lo ha assunto tutto il PD come proprio obiettivo. Di questo ringrazio Enrico Letta e Francesco Boccia, responsabile enti locali.

E’ una discontinuità vera: per le figure apicali non ci sono norme di riequilibrio, bisogna crederci e scegliere. In genere il dato delle elette sindache o presidenti di regioni si misura negli indicatori di parità alla voce potere. Io preferisco parlare di democrazia paritaria, la parola potere è contenuta, ma è popolare. Una democrazia è più ricca e più forte se è paritaria, perché assume differenze. Investire sul protagonismo delle donne significa valorizzare le differenze e contrastare le disuguaglianze e le disparità. Questo crea anche città più inclusive e giuste, comunità a misura di tutte e tutti.

Farlo significa promuovere un grande cambiamento culturale dell’Italia. Sguardo, parole e pratiche delle donne vivono e cambiano ogni giorno il nostro Paese, ma permangono stereotipi, monopoli di potere maschile, uso diseguale del tempo. Monopoli autoreferenziali che hanno molto a che fare con la crisi della politica e la sua necessità di rigenerarsi.

Vogliamo un PD e un centrosinistra sempre più segnato dalle differenze e dal protagonismo di una nuova generazione di amministratrici.

Una città animata e attraversata dalla libertà delle donne e delle ragazze è un obiettivo cruciale per lo sviluppo e del Paese.

I numeri ci dicono che bisogna cambiare molto. Dopo le amministrative del 2021 le donne sindache dei capoluoghi di provincia sono il 5,56% solo 6 su 108.

Il profilo tipo della sindaca è più giovane del suo collega maschio (due anni di meno, in media), laureata, di professione impiegata.

I Comuni amministrati oggi da donne sono in prevalenza del nord (in particolare in Emilia Romagna), meno nel sud Italia.

Di questi 26 capoluoghi che vanno al voto solo due hanno una donna sindaca.

Abbiamo scelto di partire dalla nostre nove candidate, dando un chiaro segno di genere alla campagna elettorale per i Comuni in una fase difficile. Delle proposte per i Comuni e per portare avanti i progetti del Pnrr abbiamo parlato nella conferenza stampa.

Le candidate, persone competenti, con storie importanti, nomi e cognomi di donne autorevoli hanno presentato la loro città e la coalizione che le sostiene. Sono a L’Aquila Stefania Pezzopane, a Gorizia Laura Fasiolo, a Pistoia Federica Fratoni, a Cuneo Patrizia Manassero, a Como Barbara Minghetti, a Barletta Santa Scommegna, a La spezia Piera Sommovigo, a Piacenza Katia Tarasconi, a Viterbo Alessandra Troncarelli

E’ per noi un appuntamento in salita, tante di questa città sono amministrate dalla destra. Ma possiamo farcela e le donne possono fare la differenza. Insieme.

 

Qui per rivedere la conferenza stampa di presentazione

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