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Una famiglia diversa non s’ha da fare. (pubblicato Unità_21 giugno 23)

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di Cecilia D’Elia
Sono figlia di due genitori che si separarono prima che in Italia ci fosse la legge sul divorzio. Questo dice qualcosa sulla mia età, ma anche sul mio sussultare alla notizia della decisione della procura di Padova di impugnare 33 atti di registrazione emessi a partire dal 2017 per i figli nati da due donne con procreazione assistita.
Perché io ricordo lo stigma, il giudizio sociale sul mio essere figlia di una famiglia diversa. Ma bambina adorante di mamma e papà pensavo che la ragione e il vento della storia fossero dalla loro parte, è così fu con la legge sul divorzio del 1970, il referendum che la confermò nel 1974 e i loro nuovi matrimoni.
Non so quale vento sentano oggi quelle bambine e quei bambini che dall’oggi al domani si sono visti cancellare una delle madri. Cosa hanno compreso del possibile venir meno di uno dei loro cognomi, della responsabilità genitoriale della seconda madre. Che, si badi, potrebbe anche lei essere biologica, se non per gestazione, per donazione d’ovulo. Ma in ogni caso reale e concreta nella vita di quei bimbi. Anzi, prima ancora nel desiderio che ha reso possibile quella vita.
La vicenda di Padova, nella sua ferocia, perché diversamente non saprei definirla, rende evidente la posta in gioco della discussione che in questo Paese si è aperta sulla possibilità di trascrivere gli atti di figli nati all’estero di coppie omogenitoriali. Perché in questo caso non si può agitare lo spettro della gestazione per altri, lo sfruttamento delle donne o strizzare l’occhio alla preoccupazione femminista dell’occultamento del preminente ruolo delle donne nella generazione. Qui madri ci sono. Quello che fa problema, con ogni evidenza, è la genitorialità non conforme alla regola eterosessuale.
Una famiglia diversa, non s’ha da fare.
E se già c’è, la cancello. Con buona pace dei diritti, dei legami di amore e di cura in essere, della vite concrete impugnate dalla procura di Padova. Rapporti genitoriali tali fin dalla nascita.
Del resto così è stato con la circolare del ministro Piantedosi che chiedeva di non trascrivere i certificati esteri, costringendo i Comuni che già lo facevano ad un passo indietro. Gli stessi giorni in cui in Senato la commissione Politiche europee votava contro il riconoscimento dei figli delle coppie dello stesso sesso in tutta Europa. Un passo indietro in tanti Comuni, un muro alzato nei confronti di famiglie che tali sono all’estero e che qui non verranno riconosciute, con grave lesione dei diritti dei minori, a cui viene negato il diritto alla vita familiare. Si ritorna alla discriminazione sulla base del modo di venire al mondo, come succedeva con i figli illegittimi.
Discriminazione a cui giustamente tanti sindaci si sono opposti, chiedendo al legislatore di coprire un vuoto giuridico, ma in direzione opposta e contraria a quello che in questi giorni si sta discutendo alla Camera dei deputati, un’ipotesi di reato universale, un’operazione di pura propaganda, portata avanti anche per distogliere l’attenzione dalla vita concreta delle famiglie reali, dai diritti tolti dalle scelte fatte in tema di trascrizioni, dalle riforme necessarie per riconoscerli.
Ci sono bambine e bambini, famiglie discriminate, persone in carne ed ossa, a cui non viene riconosciuta la vita familiare che conducono, le relazioni parentali che hanno. Una sentenza della Cassazione a fine 2022 ha escluso la trascrizione automatica dell’atto di nascita di bambini di due padri, nati da maternità surrogata, vietata in Italia, perché contrario all’ordine pubblico, ma ha confermato la possibilità di trascrivere l’atto di nascita estero del figlio di due madri. Cosa che alcuni sindaci hanno deciso di continuare a fare, chiedendo un intervento legislativo per quanto riguarda la trascrizione di atti relativi a due padri. Qui necessita l’intervento del legislatore.
In atto invece è un chiaro indirizzo restaurativo della famiglia cosiddetta naturale, unico modello contemplato. Una restaurazione che riguarda tutte e tutti, non solo le famiglie arcobaleno, perché tocca le forme di convivenza, i legami tra generi e generazioni, i rapporti d’affetto e d’amore che rendono tali le famiglie.
Per questo è così importante il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, del matrimonio egualitario, della trascrizione delle figlie e dei figli. Si tratta anche di noi, di tutte e tutti, dell’idea di famiglia che abbiamo, della scelta di investire sulla libertà e responsabilità delle persone e dei loro affetti.

 

 

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