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L’uso elettorale della “vita”. A proposito della marcia di ieri.

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Racconta bene Maria Novella De Luca su La Repubblica di oggi “ sognano di avere numeri americani e che la battaglia anti-abortista irrompa nella prossima campagna elettorale”. Ci risiamo. Ciclicamente, potremmo dire ad ogni tornante significativo della vicenda politica italiana, l’aborto torna ad essere oggetto di contesa ideologico-politica. E’ successo quando la sinistra postcomunista si avvicinava alla soglia del governo, con la lettera di Massimo D’Alema a Carlo Casini (quello del movimento della Vita) su Famiglia Cristiana, correva l’anno 1995. Sembrava che un nuovo scenario politico italiano e le alleanze necessarie dovessero passare anche attraverso un accordo sulle modifiche alla legge 194. prima un appello di autorevoli femministe dal titolo “La prima parola e l’ultima”, poi una grande manifestazione il 3 giugno a piazza di Siena a Roma archiviarono quel tentativo.

Più recentemente è successo nel2008, in occasione del trentennale della legge, con la richiesta di Giuliano Ferrara di una moratoria e l’ipotesi della nascita di una lista o un partito prolife in vista delle politiche di quell’anno, ipotesi poi abortita anch’essa.

Sul campo però, e molto attiva, è rimasta una galassia di associazioni integraliste, di cui racconta Loredana Lipperini. Un mondo in fermento, che si era già visto all’opera sulla procreazione assistita, che a suo tempo si è scagliato contro il papà di Eluana Englaro, contro il testamento biologico, che nel Lazio ha ispirato la proposta di legge Tarzia che di fatto commissaria i consultori familiari pubblici e spalanca le porte a quelli privati. Soprattutto commissaria le donne e le loro scelte. Sul nostro corpo, ancora una volta, ci si azzuffa e si cercano legittimazioni politiche. Molti hanno gridato allo scandalo per le adesioni alla Marcia di organizzazioni come Militia Christi o i neofascisti di Forza Nuova. La senatrice del PD Garavaglia ha deciso di non andare vista la presenza di questa formazioni ultrà. Eppure sarebbe bastato leggere il testo di convocazione della marcia per capire quale delirio ideologico muove i prolife nostrani. Del resto chiaramente s’ispirano a quelli americani, alle loro azioni di boicottaggio. E arrivano a pagare le partecipanti secondo quanto ha scritto Paese Sera. Come nel 2008 la voglia di essere riconosciuti come un soggetto politico è forte, soprattutto di fronte al terremoto che ha travolto il centrodestra e alla debolezza dei partiti in campo. Anche così va letta la convinta partecipazione di Gianni Alemanno, che si è premurato di far avere all’iniziativa il patrocinio del Comune di Roma, consentendo che il logo istituzionale della Capitale del paese campeggiasse su una manifestazione contro una legge dello Stato.

E noi? Noi che vorremmo dare un’alternativa a questo paese? A noi non può bastare ancora una volta difendere la 194, battaglia giusta e che non smetteremo mai di fare. Ma ci serve anche altro. Avremmo bisogno di una politica capace di costruire un discorso pubblico tollerante e pluralista, che metta al centro la competenza femminile in questi ambiti, che sappia elaborare una cultura civica capace di attraversare il mutamento di senso che la nascita e la morte hanno nel nuovo millennio. Ne va della credibilità della politica, della sua possibilità di ricominciare a parlare davvero della vita delle persone, delle scelte che ognuno è chiamato a fare. A questo proposito, bisognerebbe far notare come le stesse forze che ieri marciavano “per la vita” hanno negato con le loro politiche il diritto alla maternità e alla paternità a milioni di persone, come scrivemmo qui. Anche da una proposta su questi temi deve partire la battaglia del centrosinistra per le prossime elezioni. Senza modelli autoritari da imporre, ma con la modestia e il senso di responsabilità di chi vuole aiutare i singoli a essere liberi e capaci di autodeterminarsi.

(Cecilia D’Elia)

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