Dal 6 maggio al 2013. Riflessioni per il futuro basate sulle ultime elezioni amministrative.

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da www.italia2013.org

Queste elezioni amministrative sono l’ultimo grande test elettorale di rilievo prima delle elezioni parlamentari, sia che esse si svolgano alla scadenza naturale nella primavera del 2013 sia che vengano anticipate al prossimo autunno. In attesa dei ballottaggi di domenica e lunedì prossimi, si possono cominciare a fare alcune valutazioni utili proprio in vista della battaglia nazionale che, di fatto, è già cominciata. In questo compito ci aiutano le analisi svolte dal Centro Italiano Studi Elettorali (CISE) della Luiss.

1. Il primo dato da rilevare è quello della partecipazione al voto. In significativo calo quasi dovunque e soprattutto al nord, tanto che la differenza con il meridione, una volta notevole, tende ad assottigliarsi. Basti pensare che, solo nel comune di Genova, i voti validi espressi il 6 maggio sono il 14% in meno di quelli delle regionali del 2010. Il calo della partecipazione al voto è una tendenza che Italia2013 ha sottolineato fin dai suoi esordi per la sua rilevanza sia nella sconfitta nazionale del 2008 che nelle comunali romane della stessa primavera. Ultimamente, sembra che l’area dell’astensione si sia allargata anche ad ex-elettori del centrodestra evidentemente delusi sia dal berlusconismo che dagli scandali leghisti ma ancora non soddisfatti dalle altre alternative in campo. Rimane poi una larga fascia di astensionisti “indipendenti” e forse anche una componente di astensione di sinistra ancora non recuperata dai partiti della coalizione. Questo induce a diverse riflessioni. In primo luogo, il centro-sinistra deve lavorare al recupero dell’astensione e non solo organizzativamente: si tratta di dimostrare agli sfiduciati che è in campo una proposta nuova e credibile, per cui valga la pena mobilitarsi. In secondo luogo, come nota D’Alimonte, il successo di Grillo non esaurisce la protesta e l’insoddisfazione verso l’attuale offerta politica e dimostra che c’è una vasta fascia di elettori mobili. Non bisogna illudersi: questa fascia può tornare a rimobilitarsi per il centrodestra. Già in passato la delusione verso Berlusconi sfociò temporaneamente nell’astensione per poi ritornare verso di lui grazie ad una buona campagna. Se è vero che dobbiamo pensare all’Italia e all’Europa del futuro e non al semplice anti-berlusconismo è vero anche che non bisogna fare i conti dandolo già per finito.

2. Si è parlato molto del successo delle Liste del Movimento 5 Stelle legato a Beppe Grillo. Sarebbe difficile esaurire qui una discussione su questo fenomeno, che non va trattato né con sufficienza né con categorie improprie come quelle del populismo o dell’antipolitica. Su questo rimandiamo alla riflessione fatta da Emanuele Toscano proprio su questi concetti: “Considerare come populismo qualunque alternativa al pensiero unico neoliberista (nelle sue diverse sfumature aggressivo o liberal) è un esorcismo al contrario” – scrive, per poi aggiungere che il popolo “è ridotto nel pensiero populista a unica massa granitica ed univoca, con desideri e richieste uniformi. E’ un popolo di cui si conoscono e si interpretano il pensiero e le passioni, cui nulla può essere contrapposto. L’odioso mantra “i politici sono tutti uguali” di Grillo e il M5S è espressione concreta di questa polarizzazione e banalizzazione della politica.” E però, per tornare al tema della partecipazione, si dovrà pur riconoscere a sinistra che molte persone, non solo giovani, hanno trovato nell’ M5S quelle opportunità di coinvolgimento, discussione e possibilità di incidere che sono mancate troppe volte negli autoreferenziali partiti del centrosinistra. Alla luce dei dati, poi, vanno fatte altre riflessioni: come dimostrano i flussi per la città di Parma, il candidato dell’M5S ha confermato quasi il 70% dei voti ricevuti da quella lista alle regionali di due anni fa (alla faccia del movimento estemporaneo) prendendo anche la maggior parte dei voti all’epoca attribuiti all’IDV e il 38% di quelli espressi per la Lega Nord. A proposito di questo partito, un’altra analisi del CISE evidenzia le perdite leghiste molto consistenti: se nella “zona rossa” aveva sfiorato il 6% nel 2010 ora arriva a malapena all’1% e forse non è un caso se questa è l’area di maggior successo delle liste di Grillo.

3. Infine, è necessaria più di una riflessione sul centrosinistra. Vengono confermate dal voto le idee per vincere le elezioni del 2013 che scrivemmo qui: la coalizione che include il PD, SEL, l’IDV e spesso anche la Federazione della Sinistra e i Verdi ha la possibilità di vincere, se solo decide di essere coalizione. Il 37% a livello nazionale ricostruito dalle analisi del CISE è di parecchi punti sopra sia al centrodestra che al Terzo polo. Quasi un terzo di quella cifra però viene dalle liste civiche, cioè elettori che scelgono il centrosinistra ma non i suoi partiti. SEL, per esempio, avrebbe bisogno di conquistare più di un decimo di quelli che hanno scelto le “civiche” per arrivare al 4%, la soglia per entrare in parlamento. La perdita di voti della coalizione rispetto al 2010 (le regionali che il centrosinistra perse in un’epoca in cui il berlusconismo non era ancora in piena crisi) è consistente quasi ovunque come emerge sempre dalle analisi del CISE. Se si guarda ai dati di Genova, il PD e l’IDV calano sia in termini assoluti che percentuali (quest’ultimo perde la metà dei propri voti del 2010) mentre SEL quasi raddoppia i propri consensi raccogliendo però solo il 5%, un decimo di quanto preso dal candidato a sindaco che ad essa faceva riferimento. Le diverse liste civiche raccolgono quasi 30.000 voti, tre volte quelli raccolti dalla civica per Burlando due anni fa. Anche a Rieti c’è un successo rilevante delle liste civiche e un calo notevole sia del PD che dell’IDV accompagnato da un certo avanzamento di SEL che però non arriva al 5%, anche qui beneficiando molto relativamente della presenza di un proprio candidato. In generale, sarà opportuno dopo i ballottaggi fare anche un raffronto con le amministrative di un anno fa con Berlusconi ancora in sella e prima che un pezzo di centrosinistra decidesse di sostenere il governo Monti. Quest’operazione ha reso il centrosinistra meno credibile come alternativa?

Sebbene si tratti di elezioni parziali e sebbene la nostra analisi si sia concentrata solo su alcuni casi, emergono però alcuni temi su cui riflettere. In primo luogo, non è ancora chiaro chi beneficerà del declino del berlusconismo – e per la verità non è detto che al declino dell’uomo corrisponda quello della sua area politica. In secondo luogo, gli effetti elettorali per il centrosinistra dei movimenti degli ultimi due anni (i ricercatori, le donne, i precari solo per fare alcuni esempi) sono molto contenuti. In moltissimi casi, c’è addirittura un arretramento rispetto alla sconfitta delle regionali del 2010. La fascia di elettori mobili potrebbe non essere quella del “centro moderato” a cui ci aveva abituato il secondo dopoguerra. Il nostro consiglio di lettura a tale proposito è l’ultimo libro di Lorenzo De Sio in cui, alla luce di anni di ricerca, sostiene che gli elettori “marginali” (sia socialmente che rispetto alla partecipazione politica) sono anche quelli più mobili elettoralmente. In terzo luogo, il Movimento 5 Stelle sembra essere la versione italiana di quel voto anti-establishment (ma non sempre anti-politico) che altrove si esprime attraverso Le Pen o i Pirati. Una volta tanto, noi italiani potremmo essere stati fortunati visto che, al di là del suo leader, il Movimento 5 Stelle combatte battaglie molto vicine a quelle della sinistra.

La strada per le elezioni del 2013 è ancora lunga e il centrosinistra non ha ancora cominciato a combatterla. Comincerà da lunedì sera? Il ritardo nel definire candidati e idee rischia di essere pagato con la sconfitta. Soprattutto, il rischio è che con Berlusconi e la Lega gli elettori rifiutano anche quella classe dirigente che a loro si è contrapposta negli ultimi 20 anni, non sempre con successo.

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