Il governo Monti è finito.

3 Maggio 2012   /   byRedazione  / Categories :  Articoli ed interventi

da Italia2013.org
Non servono i sondaggi per sapere che la “luna di miele” del Governo Monti con il Paese è finita. Né può rimotivarla l’invocazione di una “seconda fase” che possa equilibrare le scelte della prima e dare qualche speranza di salvezza a chi sta pagando il conto salatissimo della crisi economica e delle risposte politiche che le sono state date (ne abbiamo parlato, più volte, qui). Anzi, in verità l’invocazione di una “seconda fase”, come in ogni governo che lo ha preceduto negli ultimi quindici anni, è esattamente la spia della fine del Governo Monti. Mai dire a un esecutivo in carica che ha bisogno di una seconda fase: vuol dire ammettere che ha esaurito la sua funzione (quella per cui si è formato) e non sa più che pesci pigliare.

Così è oggi per il Governo Monti, un governo di transizione che alcuni pensavano potesse evolvere in un progetto politico neo-centrista e che altri ritenevano che avrebbe dovuto lasciare il campo prima o poi (meglio prima che poi) a un progetto alternativo al trentennio neoliberista che ha precipitato il nostro Paese, l’Europa e gli Stati Uniti nella più grave crisi economica degli ultimi ottant’anni. Scrivemmo a suo tempo che il nodo era se si perseguiva la semplice transizione oppure una profonda rottura col passato.Cosa verrà dopo il Governo Monti ancora non lo sappiamo, e molto dipenderà anche da cosa succederà oltre le Alpi (abbiamo scritto qui delle ripercussioni per l’Italia e per l’Europa delle elezioni francesi). Certo è che il Governo Monti è finito: non ha più progetto e non ha più prospettive. Poco o tanto che sia, bene o male che abbia fatto, davanti a sé non ha altro che uno stanco galleggiamento, a tutto vantaggio delle molte forme di populismo che si agitano nella pancia del Paese e che da questo lento stillicidio non possono che trarre ragione per affermarsi o rivitalizzarsi.

Del resto, il Presidente della Repubblica, universalmente riconosciuto come il king-maker del Governo tecnico, nel motivarne la necessità, il 13 novembre scorso, davanti alle telecamere e ai giornalisti di tutto il mondo, ne indicò chiaramente l’urgenza e le scadenze (qui il video), che sono puntualmente arrivate e passate nel mese di aprile appena finito. Ma lasciamo la parola al Presidente, precisando che il corsivo (ma solo il corsivo) è nostro:

“A tutti ho esposto il mio convincimento che sia nell’interesse generale del Paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di cambiamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il Paese considerato nella sua unità. L’urgenza di quelle scelte, a partire dalla concretizzazione delle misure già concordate in sede europea, deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dai pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l’Italia e l’Europa. La particolare fragilità del nostro Paese sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato. E’ un peso che, visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri buoni del Tesoro e il ristagnare dell’attività economica, rischia di mettere a dura prova l’impegno dello Stato. E’ perciò indispensabile recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugi nel senso richiesto. E’ una responsabilità che avvertiamo verso l’intera comunità internazionale a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell’economia mondiale.

Da domani alla fine di aprile verranno a scadenza quasi 200 miliardi di euro di buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli, collocandoli sul mercato. Tentare in questi momenti di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate, e quindi un vuoto di governo, è un’esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali preoccupate delle sorti del Paese. E’ in nome di questa esigenza che ho deciso di affidare al Senatore Professor Mario Monti l’incarico di formare un nuovo governo, aperto al sostegno e alla collaborazione da parte sia dello schieramento uscito vincente dalle elezioni del 2008, sia delle forze collocatesi all’opposizione”.

Voce dal sen sfuggita? Mai ci permetteremmo di dirlo. Né possiamo immaginare che un simile discorso del Presidente (letto e non pronunciato a braccio) non sia stato pesato parola per parola. Piuttosto, in quelle parole c’è la consapevolezza che quelli, e solo quelli, erano gli argomenti sulla base dei quali il Governo poteva formarsi e che quella era la sua realistica prospettiva temporale. Oggi il tempo è scaduto, la mission (bene o male che sia) assolta, il Governo finito.

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