I saggi e noi.

2 Aprile 2013   /   byRedazione  / Categories :  Articoli ed interventi, copertina, Le Copertine

da Italia2013.org

No, non è un colpo di Stato. Nella migliore delle ipotesi la duplice commissione quirinalizia monosessuata servirà a ingannare il tempo, in attesa che il nuovo presidente della Repubblica, nella pienezza dei suoi poteri, sciolga la matassa del Parlamento senza maggioranza politica. Nelle più fosche previsioni, i decemviri napolitaniani avranno la responsabilità di apparecchiare programmaticamente il governissimo, passando per l’elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato. Dio ci salvi dalla seconda: sarebbe un’inutile riedizione del governo Monti e delle sue politiche, che hanno affossato le speranze di ripresa dell’economia italiana e la credibilità politica del centro-sinistra. La prima ipotesi (menare il can per l’aia finchè necessario) si potrebbe pure accettare, ma intanto che si fa? Si può restare ad aspettare e sbirciare di nascosto questo gruppo di signori di una certa età come fossero la suprema istituzione dello Stato? No, di certo. Sia nell’ipotesi A che nell’ipotesi B i saggi non sono altro che un gruppo di consulenti del Presidente della Repubblica uscente: qualsiasi loro determinazione deve passare per il placet di qualche autorità legalmente costituita e, anche se dovessero sfornare un programma e un presidente del consiglio nuovo di zecca, dovranno pure loro passare per il Parlamento e verificare di averne la fiducia da una maggioranza politica. Il regime parlamentare non è cambiato perché Napolitano non sa che pesci pigliare e non può sciogliere le camere.
Abbiamo davanti a noi, quindi, almeno un mese di legislatura (e forse più) in cui il Parlamento dovrà/potrà lavorare senza una maggioranza predeterminata e senza un governo a esso vincolato da un mandato fiduciario. La prassi parlamentare vuole che – in queste situazioni – le Camere vadano in sonno, chiamate solo agli atti necessari e obbligati (l’elezione dei suoi organi interni, eccezionalmente quella del Presidente della Repubblica, l’esame dei decreti-legge, ecc.), come se esse fossero dipendenti dall’Esecutivo, e non il contrario. In questa contingenza, invece, obbligate dalla prolungata vacanza di un Governo da loro legittimato, le Camere potrebbero praticare la mitica “centralità del Parlamento” come – indipendentemente dalle teorie del Professor Becchi – da qualche tempo vanno sostenendo i Comitati Dossetti per la Costituzione. Costituire le commissioni parlamentari permanenti, eleggere i loro organi interni, formarne l’ordine del giorno e iniziare l’esame delle proposte di legge presentate dai gruppi e dai singoli parlamentari è nella disponibilità immediata di entrambe le Camere. In questo modo, chi crede in un “governo di cambiamento” eviterebbe di restare alla finestra, legittimando di fatto il potere extra-istituzionale dei decemviri, ma potrebbe mettere alla prova del consenso parlamentare le proprie proposte, per il rilancio dell’economia, per la trasparenza e la moralità nella vita pubblica, per il reddito minimo garantito, per il salvataggio dell’istruzione pubblica, dello stato sociale, ecc. ecc.: insomma, per tutti quei punti qualificanti del governo che avrebbe voluto fare Bersani, per quelle che noi abbiamo chiamato le riforme che cambiano la vita e che possono trovare in questo parlamento il consenso necessario alla loro approvazione. Sarà più facile poi, quando sarà avanzata, contestare la proposta del governissimo.

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